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Prezioso era il mestiere del banditore: in
un’epoca in cui i moderni mezzi di comunicazione non
esistevano, era colui che annunciava alla comunità
l’arrivo del pesce o di altre cose portate da
rivenditori forestieri; serviva inoltre a diffondere
annunci di interesse pubblico provenienti dal
Municipio o da altre autorità. Il titolare era quasi
sempre una persona che non riusciva a sbarcare il
lunario in un modo più sostanzioso.
Ma il banditore non era l’unico personaggio curioso
della comunità.
Ogni tanto appariva per le stradine del paese un
singolare personaggio che si annunciava col verso:
a fortunella! Portava a tracollo una
gabbietta con dentro un pappagallino che si sporgeva
dallo sportello aperto per scegliere, beccando, un
piccolo foglietto a stampa dove era annotato il
presunto destino. Il foglietto lo si leggeva
gelosamente di nascosto ed alcuni mostravano di
crederci realmente.
Un’altra figura che spesso si notava in giro per il
paese era quella del capellaio con la sua
bancarella portatile: recuperava i capelli delle
donne che conservavano appositamente per lui. In
cambio dava piccoli oggetti di uso femminile o che
comunque potevano servire anche in casa, come
pettini e piccole forbici. Strumenti preziosi, in
tempi in cui il mestiere della parrucchiera non
esisteva ancora e le donne, che usavano portare
fluenti capelli avvolti in “tuppo” sopra la testa,
erano costrette ad adattarsi personalmente.
Al grido di: a’mmo’la-for-c-w!!! compariva
periodicamente l’arrotino con la sua vecchia
bicicletta: la fissava al suolo e dopo aver lanciato
il suo solito grido attendeva i suoi clienti. Di
solito erano le donne che si facevano affilare le
forbici, ma ogni tanto si avvicinava anche qualche
uomo per farsi arrotare il coltello che gli serviva
per usi particolari.
Un’attività molto importante in un paese ad economia
contadina era quella del maniscalco,() l'artigiano
che ferrava muli e cavalli.
Egli, oltre a forgiare il ferro secondo la forma e
la dimensione dello zoccolo, svolgeva altre
funzioni: assisteva al parto degli animali, curava
le ferite, "favoriva" la monta equina. Si serviva di
pochi ed elementari attrezzi: martello, tenaglia,
incastro che serviva a pareggiare l'unghia dello
zoccolo, chiodi realizzati da lui stesso.
Un altro mestiere da ricordare è quello del
conzapiatti. Capitava spesso che pentole,
recipienti e brocche si rompessero. In questo caso
non venivano gettati via, ma riparati da questo
artigiano ambulante. Per annunciare il suo arrivo in
paese e consentire alle massaie di approntare
sull'uscio di casa le brocche da riparare, egli così
gridava a squarciagola: "U conzapiatt, è arrivato
u conzapiatt”.
Con un trapano rudimentale di legno ricuciva
l'oggetto rotto: praticava dei fori e univa i cocci
con un filo di ferro, spalmandoci sopra uno strato
di cemento, restaurando così l’oggetto.
Terminata la prestazione si passava al compenso
pattuito in precedenza che dipendeva dal numero dei
fori eseguiti. |