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Chiesa di Sant'Antonio |
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In Via Garibaldi, c’è il Palazzo Municipale,
sede dell’ex convento di Sant’Antonio,
edificato nel 1615 ed appartenuto ai
Francescani Riformati.
Nel chiostro, sono visibili, due meridiane e
tracce di affreschi sulle pareti.
La Chiesa di Sant’Antonio,
annessa all’antico convento, si presenta con
facciata a capanna, in pietra locale, col
portale litico e due volute che reggono un
architrave aggettante.
L’interno a due navate, di stile barocco e
con ricche decorazioni a stucco, conserva il
coro ligneo del 1770,
intagliato da frate Antonio La Raja, di
Laurenzana e la cantoria in
legno recentemente restaurata. Interessanti
sono sulla parete sinistra le tele di Pietro
Antonio Ferro: la Deposizione
(prima del pulpito) e la Madonna col
Bambino coi santi Francesco e Antonio
del 1615 (sul primo altare).
Custodisce altre tele ad olio, tra cui
quelle di Domenico Guarino.
Vicino alla chiesa di Sant’Antonio si trova
il Palazzo Donnaperna, di
proprietà comunale, noto come il
Palazzo Marchesale, edificato tra la
fine del Seicento e il Settecento. La sua
possente struttura si articola intorno ad un
ampio cortile interno e nel Salone Rosa,
dalle volte dipinte a tempere
nell’Ottocento.
Oggi ospita concerti e spettacoli durante la
stagione culturale estiva. Alcuni locali
custodiscono il Museo della civiltà
contadina.
In Via Rogo si nota un’interessante
fontana del XX secolo.
In Largo chiesa si trova la Chiesa
Madre dedicata a San Michele Arcangelo,
protettore di Pomarico.
La prima pietra per la sua edificazione fu
posta il 20 ottobre 1748.
Dopo aver percorso gli angusti quartieri del
borgo antico ci si trova improvvisamente di
fronte a questa monumentale costruzione
dagli effetti architettonici grandiosi.
Si presenta con un’imponente facciata
barocca su cui si innesta il maestoso
campanile: il tutto in un armonico slancio
verso il cielo alla ricerca del divino.
L’interno ha uno schema a croce latina a tre
navate con ricche ed eleganti decorazioni
barocche e con statue ed angeli realizzati a
stucchi. Le decorazioni in stucco investono
tutta la chiesa e sono opera di un gruppo di
artisti stuccatori milanesi: i fratelli
Tabacco e Sante Regolo.
Nel presbiterio si ammira l’imponente altare
maggiore, in pietra dipinta, ad eccezione
del tabernacolo centrale che è scolpito in
marmo e adornato da teste di cherubini.
Sull’argentea porta del tabernacolo,
realizzata nelle officine argentiere
napoletane nel 1768, è raffigurato S.
Michele, vestito da guerriero, mentre uccide
il drago tra le fiamme dell’inferno. La
macchina dell’altare, realizzata in ferro
battuto ad Andria nel 1789 dal maestro
Francesco Paolo Giordano, mostra girali a
volute con una croce terminale.
Nel braccio destro del transetto una
maestosa cornice contiene una grande tela
dell’Immacolata di Pietro
Antonio Ferro (inizi XVII sec.).
L’opera, realizzata secondo stili
tardo-manieristici, rappresenta in alto il
Padre Eterno che regge una sfera
simboleggiante l’universo, al centro la
Vergine circondata di angioletti e putti, in
basso le immagini di San Francesco e Sant’Antonio.
La tela è collocata su un altare in pietra
dipinta.
Una fastosa decorazione vegetale adorna i
due gradini della mensa sui quali poggia
l’ancona, composta da quattro colonne a
torciglione. Sull’architrave un (eliminato
intricato) intreccio vegetale a traforo
sostiene una cimasa rettangolare con la tela
dell’Annunciazione, anch’essa del
Ferro.
E’ questo uno degli altari più pregevoli di
tutta l’arte lignea lucana: il raffinato
intaglio è opera di Antonio Paradiso da
Picerno, attivo in Basilicata tra la fine
del XVII e la prima metà del XVIII secolo.
Sul secondo altare a destra si osserva,
inserita in una cornice settecentesca, la
tela dipinta ad olio : Vergine Incoronata
tra angeli, San Francesco e l’Eterno Padre
e in cimasa S. Luigi Gonzaga
del pittore fiammingo Teodoro
D’Errico (1554-1598).
L’artista ha rappresentato nella parte
superiore due angioletti che incoronano la
Vergine, sulle cui ginocchia poggia il
Bambino, in alto il Padre Eterno che regge
l’universo simboleggiato da una sfera,
quindi una folla di figure tra cui un
carnefice che trattiene un bambino ed una
figura femminile con lo sguardo rivolto
verso lo spettatore.
In fondo alla navata laterale destra si
trova la festosa macchina d’altare di San
Michele, anch’essa attribuita al prodigioso
intaglio di Antonio Paradiso.
L’opera è un incredibile groviglio di rami
con fiori e foglie che si attorcigliano, da
cui spuntano teste di cherubini a rilievo.
Interessante è la tela della
Crocifissione.
In un cielo in tempesta la luce illumina
con forza le figure dei personaggi
addolorati evidenziando una tensione che
permea l’intera scena.
All’ingresso si nota il fonte battesimale,
del XVI secolo.
Significative sono anche altre tele dipinte
ad olio del Seicento e del Settecento, tra
cui la Maddalena di scuola
napoletana di Andrea Vaccaro e la testa di
un Apostolo di Francesco
Fracanzano, oltre alle miniature di un
corale di Girolamo Todisco e bottega.
Pregevole è il pulpito, di produzione
tardo-barocca napoletana, decorato con
intagli a motivi floreali che avvinghiano
cherubini dipinti in oro zecchino; al centro
del parapetto è dipinta la figura di San
Carlo Borromeo.
Sulla cantoria della porta maggiore si trova
l’organo, attribuito all’organaro Giuseppe
Rubino, di Castellaneta. Intagliato e
dipinto, nel 1786, esso è racchiuso in cassa
lignea decorata da lesene con scanalature
sormontate da capitelli corinzi che
lateralmente si trasformano in motivi
fogliacei.
Di fronte alla chiesa madre si nota il
settecentesco Palazzo Glionna,
acquistato recentemente dal Comune.
Da Via Garibaldi si accede al largo San
Rocco ove è ubicata la Chiesa di San
Rocco, del XVII secolo. Nell’interno
barocco custodisce le tele dipinte ad olio
della Madonna in gloria col Bambino
del XVI secolo e della Trinità
con Cristo deposto, di Pietro Antonio
Ferro del 1616 circa.
Nella Chiesa del cimitero si
trova la scultura in pietra Madonna col
Bambino, detta A Madonn dell’alluog,
probabilmente scolpita da un artista
identificabile con Aurelio Persio. |
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