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COMUNE DI POMARICO

 

 
IL BORGO ANTICO
 
Il nome deriva da Pomaria Locus o da Pomi Ager, cioè luogo ricco di alberi fruttiferi.
Nella parte alta del paese, nel Rione Castello, sono visibili i  ruderi dell’antico fortilizio e della Chiesa Vecchia, fatta costruire da Francesco II del Balzo intorno al 1450.
Si accede fino alla sommità percorrendo ripide e caratteristiche stradine, () scalinate ben pavimentate e vicoletti interessanti e puliti che mostrano modeste antiche abitazioni con tetti a tegole. Alcune case sono disabitate, altre ben ristrutturate. Si distinguono alcuni palazzotti gentilizi con portale e ringhiere in ferro battuto, come: Agneta, Siviglia, Pacilio, Fiorentino. Si notano, di tanto in tanto, piazzette in cui ancora oggi si socializza.
Interessante è la settecentesca Chiesa della Madonna del Monte. L’armonia della facciata, giuocata dalle forme variate ed estrose, dalla sapiente partitura ritmica degli elementi, dalla cura dei particolari, rientra nella tipologia delle chiese di questa regione. Degna d’attenzione è anche la facciata della Chiesa dell’Addolorata in mattoni, del XVI secolo, ma ora abbandonata.
In Via Garibaldi, c’è il Palazzo Municipale, sede dell’ex convento di Sant’Antonio, edificato nel 1615 ed appartenuto ai Francescani Riformati.
Nel chiostro, sono visibili, due meridiane e tracce di affreschi sulle pareti.
La Chiesa di Sant’Antonio, annessa all’antico convento, si presenta con facciata a capanna, in pietra locale, col portale litico e due volute che reggono un architrave aggettante.
L’interno a due navate, di stile barocco e con ricche decorazioni a stucco, conserva il coro ligneo del 1770, intagliato da frate Antonio La Raja, di Laurenzana e la cantoria in legno recentemente restaurata. Interessanti sono sulla parete sinistra le tele di Pietro Antonio Ferro: la Deposizione (prima del pulpito) e la Madonna col Bambino coi santi Francesco e Antonio del 1615 (sul primo altare).
Custodisce altre tele ad olio, tra cui quelle di Domenico Guarino.
Vicino alla chiesa di Sant’Antonio si trova il Palazzo Donnaperna, di proprietà comunale, noto come il Palazzo Marchesale, edificato tra la fine del Seicento e il Settecento. La sua possente struttura si articola intorno ad un ampio cortile interno e nel Salone Rosa, dalle volte dipinte a tempere nell’Ottocento.
Oggi ospita concerti e spettacoli durante la stagione culturale estiva. Alcuni locali custodiscono il Museo della civiltà contadina.
In Via Rogo si nota un’interessante fontana del XX secolo.
In Largo chiesa si trova la Chiesa Madre dedicata a San Michele Arcangelo, protettore di Pomarico
La prima pietra per la sua edificazione fu posta il 20 ottobre 1748.
Dopo aver percorso gli angusti quartieri del borgo antico ci si trova improvvisamente di fronte a questa monumentale costruzione dagli effetti architettonici grandiosi.
Si presenta con un’imponente facciata barocca su cui si innesta il maestoso campanile: il tutto in un armonico slancio verso il cielo alla ricerca del divino.
L’interno ha uno schema a croce latina a tre navate con ricche ed eleganti decorazioni barocche e con statue ed angeli realizzati a stucchi. Le decorazioni in stucco investono tutta la chiesa e sono opera di un gruppo di artisti stuccatori milanesi: i fratelli Tabacco e Sante Regolo.
Nel presbiterio si ammira l’imponente altare maggiore, in pietra dipinta, ad eccezione del tabernacolo centrale che è scolpito in marmo e adornato da teste di cherubini.
Sull’argentea porta del tabernacolo, realizzata nelle officine argentiere napoletane nel 1768, è raffigurato S. Michele, vestito da guerriero, mentre uccide il drago tra le fiamme dell’inferno. La macchina dell’altare, realizzata in ferro battuto ad Andria nel 1789 dal maestro Francesco Paolo Giordano, mostra girali a volute con una croce terminale.
Nel braccio destro del transetto una maestosa cornice contiene una grande tela dell’Immacolata di Pietro Antonio Ferro (inizi XVII sec.).
L’opera, realizzata secondo stili tardo-manieristici, rappresenta in alto il Padre Eterno che regge una sfera simboleggiante l’universo, al centro la Vergine circondata di angioletti e putti, in basso le immagini di San Francesco e Sant’Antonio.
La tela è collocata su un altare in pietra dipinta.
Una fastosa decorazione vegetale adorna i due gradini della mensa sui quali poggia l’ancona, composta da quattro colonne a torciglione. Sull’architrave un (eliminato intricato) intreccio vegetale a traforo sostiene una cimasa rettangolare con la tela dell’Annunciazione, anch’essa del Ferro.
E’ questo uno degli altari più pregevoli di tutta l’arte lignea lucana: il raffinato intaglio è opera di Antonio Paradiso da Picerno, attivo in Basilicata tra la fine del XVII e la prima metà del XVIII secolo.
Sul secondo altare a destra si osserva, inserita in una cornice settecentesca, la tela dipinta ad olio : Vergine Incoronata tra angeli, San Francesco e l’Eterno Padre e in cimasa S. Luigi Gonzaga del pittore fiammingo Teodoro D’Errico (1554-1598).
L’artista ha rappresentato nella parte superiore due angioletti che incoronano la Vergine, sulle cui ginocchia poggia il Bambino, in alto il Padre Eterno che regge l’universo simboleggiato da una sfera, quindi una folla di figure tra cui un carnefice che trattiene un bambino ed una figura femminile con lo sguardo rivolto verso lo spettatore.
In fondo alla navata laterale destra si trova la festosa macchina d’altare di San Michele, anch’essa attribuita al prodigioso intaglio di Antonio Paradiso.
L’opera è un incredibile groviglio di rami con fiori e foglie che si attorcigliano, da cui spuntano teste di cherubini a rilievo.
Interessante è la tela della Crocifissione.
In un cielo in tempesta la luce illumina con forza le figure dei personaggi addolorati evidenziando una tensione che permea l’intera scena.
All’ingresso si nota il fonte battesimale, del XVI secolo.
Significative sono anche altre tele dipinte ad olio del Seicento e del Settecento, tra cui la Maddalena di scuola napoletana di Andrea Vaccaro e la testa di un Apostolo di Francesco Fracanzano, oltre alle miniature di un corale di Girolamo Todisco e bottega.
Pregevole è il pulpito, di produzione tardo-barocca napoletana, decorato con intagli a motivi floreali che avvinghiano cherubini dipinti in oro zecchino; al centro del parapetto è dipinta la figura di San Carlo Borromeo.
Sulla cantoria della porta maggiore si trova l’organo,  attribuito all’organaro Giuseppe Rubino, di Castellaneta. Intagliato e dipinto, nel 1786, esso è racchiuso in cassa lignea decorata da lesene con scanalature sormontate da capitelli corinzi che lateralmente si trasformano in motivi fogliacei.
Di fronte alla chiesa madre si nota il settecentesco Palazzo Glionna, acquistato recentemente dal Comune.
Da Via Garibaldi si accede al largo San Rocco ove è ubicata la Chiesa di San Rocco, del XVII secolo. Nell’interno barocco custodisce le tele dipinte ad olio della Madonna in gloria col Bambino del XVI secolo e della Trinità con Cristo deposto, di Pietro Antonio Ferro del 1616 circa.
Nella Chiesa del cimitero si trova la scultura in pietra Madonna col Bambino, detta A Madonn dell’alluog, probabilmente scolpita da un artista identificabile con Aurelio Persio.
 
 
 
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