La "Zeza" - La Zeza

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La Canzone di Zeza

La storia di Zeza e del Carnevale a Pomarico

La Proloco “E. Mattei” di Pomarico, attraverso lo studio condotto da alcuni soci, ha inteso riportare in luce l’antica farsa. Conosciuta in vernacolo pomaricano col titolo di “a Zez”, è oggi del tutto ignorata dalle nuove generazioni ma nota ai nostri avi.

Le priorità che hanno mosso la realizzazione di questo progetto sono riconducibili, dunque, ad un recupero della memoria da offrire alle generazioni future.

Il recupero di quest'ultima è avvenuto attraverso due direttrici: la ricerca storica e la ricerca sul campo. La prima ci ha permesso di scoprire che si tratta di un’antica farsa napoletana della quale si sono occupati diversi storici e custodi delle nostre tradizioni popolari. Mentre per quanto riguardo la seconda, ci si è avvalsi della collaborazione di alcuni anziani signori che in gioventù l’hanno spesso rappresentata.
 
Sulle sue origini si è molto dibattuto: alcuni ritengono che sia da associare alle villanelle (una sorta di canzone comico-satirica del 1500), altri ancora pensano che abbia avuto origine nel 1600. Mentre Benedetto Croce, che pure si occupò dello studio delle origini della Canzone di Zeza, ritiene che essa sia da collocare nel 1700, epoca in cui veniva utilizzata come intermezzo recitato e cantato delle cosiddette pulcinellate.
 
I nostri intervistati invece ci hanno trasportato sull’onda dei loro ricordi in un tempo caratterizzato ancora dai buoni sentimenti e dal sano divertimento.
 
Il carnevale rappresentava infatti il momento in cui la comunità aveva come unico obiettivo quello di divertirsi e allontanare per qualche ora la fatica e gli affanni del duro lavoro nelle campagne.

Così, i preparativi per il carnevale iniziavano nei giorni immediatamente successivi al Natale. Dalle interviste è emerso che esistevano due livelli di organizzazione: il primo formato da gruppi di ragazzi di età compresa tra i 14-16; il secondo, che si esibiva principalmente nelle case dei nobili o degli artigiani, era formato da uomini di età compresa tra i 25-30 con un accompagnamento musicale composito formato da violino, basso tuba e fisarmonica.

Per entrambi era categorico rispettare il rituale che accompagnava l’esibizione: il gruppo chiedeva preventivamente (sempre secondo una formula recitata e cantata) il consenso ad esibirsi in casa e, solo in seguito all’approvazione dei padroni, si dava inizio allo spettacolo al quale accorreva tutto il vicinato. Al termine della serata si concludeva con canti e balli.

Il gruppo di musici cantori era infine ricompensato con qualche pezzo di salsiccia stagionata, fichi secchi, biscotti e, raramente, del denaro. Tutto ciò veniva riposto in una cesta e consumato dalla comitiva a fine serata.

I protagonisti che animano questa antica farsa sono quattro: Zeza, Vincenzella (figlia di Zeza e Pulcinella), don Nicola e Pulcinella. Come era in uso nell’antica commedia, i ruoli femminili sono interpretati da maschi travestiti.

La storia racconta dell’amore tra Vincenzella e don Nicola, contrastato dal padre di lei e invece fortemente incoraggiato dalla madre. Dopo alcune vicissitudini, la storia si chiude con l’immancabile lieto fine e i due promessi ottengono il consenso di Pulcinella per convolare a nozze.
 
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